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CONI

 

 

ISOLE DI PLASTICA

 

Credo che davanti a follie come questa sia difficile trattenere il senso disperazione e desolazione. Quando mi parlarono di un'isola di plastica nel Pacifico mi fu difficile concepire visivamente un disastro del genere, ma le immagini mi hanno lasciato senza parole. Fenomeno noto come "Pacific Trash Vortex", cioè vortice di spazzatura del Pacifico, questa "isola" secondo le stime ha un DIAMETRO di circa 2500 km, per una profondità di 30 metri, la sua superficie sarebbe di 5.000.000 di km quadrati (circa 17 volte l'Italia!!!!!!), il suo peso 3.500.000 tonnellate. La sua composizione è per l'80% di materie plastiche che si sono accumulate a partire dagli anni '50 grazie alla North Pacific Subtropical Gyre, una corrente che forma un potente vortice al centro del quale vengono appunto risucchiate tonnellate di rifiuti. Come si vede dalle immagini si divide in due parti, una verso il Giappone e l'altra verso gli USA. Ogni faccia del mondo ha la sua parte...

Isole di plastica

Il capitano Charles Moore mentre partecipava ad una competizione in yacht da Los Angeles alle Hawaii si ritrovò a navigare per giorni circondato dalla spazzatura. In seguito creò una fondazione per contrastare il fenomeno. Nel suo sito troverete le foto di alcuni resti di Albatros morti per l'ingestione di materiale plastico. http://algalita.org/ La tristezza di queste immagini non parla solo degli Albatros, ma da un'immagine desolante, di uomini e donne che non hanno avuto cura della propria casa, la terra. Un mondo nel quale non vorrei pensare di vivere, un mondo di occhi che si chiudono, orecchie che non vogliono sentire, un mondo reale, un mondo in cui a quanto pare vivo proprio adesso. La plastica sottoposta al calore del sole e al constante strofinio rilascia nell'acqua sostanze tossiche.

Ora pensate al ciclo dell'acqua... Limitare il consumo di plastica è possibile, molti prodotti possono essere comprati in imballaggi di vetro, come bagnoschiuma, shampoo, acqua o in carta. Inoltre esistono le bio-plastiche derivanti dall'amido di mais che si degradano in compostaggio.

Paracelso ci insegnò che nella medicina come nella vita "è la dose che fa il veleno", quindi non si deve rinunicare a tutto, ma basterebbe essere più accorti.

Possiamo tentare tutti di trovare misure alternative, ricordandoci che un pezzetto di quell'isola lo abbiamo costruito con le nostre mani, con i nostri flaconi da bagnoschiuma, le penne a sfera, bicchieri di plastica.... Lo abbiamo costruito, potremo fare qualcosa per rimediare?

Tatiana 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fiore
   

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